La seconda di A spegne l’entusiasmo sulla VAR


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Nel secondo turno le partite di Genova e Roma aprono la seconda giornata del campionato di Serie A TIM. Eppure, la stessa giornata, spegne subito l’entusiasmo creato intorno alla VAR nella giornata d’esordio, precisamente sette giorni fa. Il primo è Gianluigi Buffon, fresco di nomina come miglior portiere della Champions League 2016/2017, che torna indietro sulle affermazioni fatte nel post partita di sette giorni fa.

Molto brevemente.

Gli arbitri sanno utilizzare tutti la VAR e chiariamo, a tutti, che non è la “moviola in campo“. Fosse così avremmo minimo 10/15 episodi da rivedere mentre la VAR nasce esclusivamente per essere utilizzata in 4 occasioni laddove arbitro centrale, assistente arbitrale o IV uomo avessero dubbi. Dunque, se qualcuno tra questi è perplesso scatta il procedimento.

Togliendo gli arbitri, rimangono società, stampa e opinione pubblica. E qui la confusione aumenta sull’argomento: le dichiarazioni pro VAR di Buffon sabato scorso (1^ giornata) per poi rimangiarsele con quelle del sabato successivo (2^ giornata), gli atteggiamenti indisciplinati di Mihajlovic, quello che si legge sui social (vabbè) e la stampa, la quale non perde occasione per scagliarsi contro qualcuno.

Sul fuorigioco di Galabinov in Genoa-Juventus ci sono due condizioni essenziali che influiscono. È pessimo il posizionamento del secondo assistente nel momento in cui parte il passaggio all’interno dell’area di rigore, infatti con quella prospettiva è assolutamente impossibile valutare con certezza la posizione di partenza dell’attaccante, se avesse alzato la bandierina si sarebbe trattato di un colpo di fortuna. I VAR commettono l’errore di non prendere in considerazione la posizione di partenza di Galabinov. Perché? Perché non sono assistenti.
Mentre in Roma-Inter non viene annullato il calcio d’angolo perché non è nei poteri dei VAR cambiare una decisione su un calcio d’angolo. I VAR non sottopongono le immagini all’arbitro perché lo stesso era nel pieno controllo dell’azione, ha visto l’episodio, lo ha valutato secondo il soggettivo metro tecnico. Non si tratta di un chiaro errore. Certamente Skriniar si aiuta col braccio, certamente si prende un rischio ma altrettanto certamente non siamo di fronte ad un episodio sfuggito alla valutazione dell’arbitro.
In  Milan-Cagliari se Pairetto non ha esitato sull’intervento di Bonucci su Pedro significa che l’arbitro era sicuro e determinato, valutando in un modo (seppur errato) l’episodio. Dunque, con o senza VAR, continua e continuerà a decidere l’arbitro, sempre.

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