La mia partita più bella (che continua ancora)


1978. Partiamo da questo anno, molto travagliato per il nostro Paese, per raccontarvi la nascita di un sodalizio importante per il nostro territorio nonostante, il territorio, non abbia mai creduto nelle capacità e nella valorizzazione del sodalizio in esame.

Il 9 maggio l’On. Aldo Moro venne ucciso dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia; nel mese di giugno Sandro Pertini diventa Presidente della Repubblica al posto del dimissionario Giovanni Leone. Al soglio Pontificio salgono ben due papi: ad agosto, Giovanni Paolo I° e, dopo l’improvvisa scomparsa di quest’ultimo, a novembre, Giovanni Paolo II°.

Sempre in Italia e sempre nel ’78 viene legalizzato l’aborto mentre in Inghilterra nasce il primo bimbo concepito in provetta. Nel calcio lo scudetto va alla Juventus mentre ai Mondiali in Argentina la nostra Nazionale, pur ben figurando, conquista solo il quarto posto. Per la prima volta un arbitro italiano, Sergio Gonella, dirige una finale (Argentina-Olanda). É nella primavera di quest’anno che ha inizio la nostra storia, nostra perché la considero di tutti, di pubblico dominio. Stanchi di percorrere ogni settimana più di cento chilometri per raggiungere Lecce, un gruppo di arbitri del Basso Salento, capeggiati dai fratelli Giovanni e Giuseppe D’Astore, chiedono l’istituzione di una nuova sezione nella città natale di quest’ultimi: Casarano.

Nasce la Sezione AIA Casarano. In città gli sport che in quest’epoca andavano forti, grazie anche al successo dei decenni precedenti, erano il ciclismo (che riusciva ad unire il Paese grazie al Giro), la boxe e l’automobilismo ma prepotentemente cominciava ad affacciarsi il calcio, che si giocava nelle periferie delle città in espansione o nei pochi spazi rimasti all’interno di queste. Alla base di questo crescente interesse, tanto da potersi considerare uno dei fenomeni sociali più rilevanti, nonostante l’ostracismo decretato da alcuni grandi intellettuali dell’epoca, erano sì ragioni di carattere sociale ed economico, ma non andavano neppure trascurate quelle di origine psicologico, legate al desiderio di dimenticare gli orrori subiti nel corso della Grande Guerra. Erano infatti tanti i giovani di Casarano a dedicarsi al calcio che, mentre i migliori davano subito vita ad una squadra molto forte (solo la vicina Ugento sapeva tenergli testa) gli altri trovavano posto nelle formazioni dei paesi vicini.

Il resto é storia, é legame ad uno sport, ad una pratica, ad un modo di essere, in campo e fuori. É passione, la stessa che continua dal 1978.

Oggi la Sezione AIA Casarano può contare su un totale di 108 associati. Gli arbitri appartenenti all’organo tecnico sezionale sono 87, mentre gli osservatori 16. Gli arbitri a disposizione dell’organo tecnico regionale, invece, sono 7 (di cui 2 militanti nel Calcio a 5), e gli assistenti arbitrali sono 3. A livello nazionale, invece, sono presenti 2 arbitri e un osservatore: nella CAN PRO c’è Alessandro Meleleo (AE), in CAN D Marcello De Luca (OA) e nella CAI Andrea Rizzello (AE).

Io diventai parte di questa famiglia per puro caso, leggendo un’inserzione su Il Gallo. Mi piaceva la divisa, mi piaceva detenere la gestione della gara, mi piaceva indossare l’abito della responsabilità. Col tempo impari a maturare qualità importanti come la determinazione, la decisionalità, la correttezza, l’ordine, impari a relazionarti coi ragazzi, con persone molto più grandi di te, sempre con professionalità.

Le domeniche scorrevano, per alcuni versi sempre allo stesso modo: c’è chi si accomoderà tra gli spalti per tifare la propria squadra, chi scenderà in campo per giocare. Alla fine alcuni avranno vinto, gli altri no. Allo stesso tempo, l’arbitro, viaggia quasi sempre da solo e viaggia verso lo stadio poiché senza l’arbitro non si può giocare.

Questa grande famiglia, di valori, mi ha insegnato ad agire, a cavarmela da solo, nelle belle e nelle brutte situazioni, a vedere, notare, osservare. A guardare e ad intervenire. A sussurrare ma anche ad alzare la voce. Mi ha insegnato ad assumermi le mie responsabilità.

Tra la polvere della periferia mi ha coccolato (e premiato) facendomi dirigere alcune gare del Torneo Caroli Hotels (Torneo Carnevale di Gallipoli – Coppa Santa Maria di Leuca) diventando protagonista insieme ai calciatori di Zenith San Pietroburgo, Milan, Helsinki, Udinese, Torino (e altre squadre) della kermesse.

M’ha insegnato la concentrazione e la dedizione, m’ha insegnato a non darmi per sconfitto, ad andare avanti a testa alta, ad abbattere muri ed ostacoli, mi ha insegnato la correttezza comportamentale, dote caratterizzante, prima ancora dell’arbitro, dell’uomo.

Scrivo quasi con le lacrime agli occhi questa sorta di dichiarazione pubblica per questa grande famiglia e ricordo i malori in campo e gli infortuni, gli sfoghi coi colleghi, il rapporto coi presidenti di Sezione, col Consiglio Direttivo, con la mia prima famiglia, mio padre e mia madre che dagli spalti chissà quanti insulti avranno ascoltato, alle ragazze che ho frequentano in questi anni da arbitro!

Alla Sezione AIA Casarano auguro lunga vita e ai colleghi che calcheranno i campi del Torneo Caroli Hotels auguro gioia, divertimento e prontezza d’animo, di spirito. In bocca al lupo a voi, tutti, inconsciamente, puntano su di voi.

Per gentile concessione del Trofeo Caroli Hotels

“La nostra professione è crudele perché possiamo prendere 199 decisioni giuste ma poi il primo sbaglio può essere fatale.”

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