Blogger o giornalista? Tu inizia a scrivere


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Greta sta per terminare il liceo e a breve si iscriverà all’Università ma è indecisa ancora in quale corso di laurea incanalarsi. Il suo sogno si chiama giornalismo, quello giusto, quello fatto bene ma le piace la filosofia; lei sa che non c’è un vero e proprio corso di studi per il giornalismo e sa pure che per fare il giornalista serve tanta curiosità e voglia di conoscere (la verità) quindi qualunque corso di studi dovrebbe andar bene.

Terminata questa premessa-verità, a Greta ci penseremo dopo e magari riusciremo a darle pure una risposta.

Mettete da parte quello che vi hanno detto sul mondo del giornalismo, su come diventare giornalisti e soprattutto dimenticate coloro i quali hanno la puzza sotto il naso quando c’è di mezzo un o una fashion blogger. Prima di addentrarci nella questione togliamoci due dubbi:

  1. Per fare il blogger mi serve il tesserino da giornalista? No.
  2. Devo registrare il mio blog al tribunale come se fosse un giornale online? No.

Ora la battaglia blogger vs giornalista può iniziare e per cercare di aiutare il maggior numero di persone chiediamo aiuto a Paolo Conti, giornalista e direttore di TBL, oppositore del famigerato tesserino e dell’Ordine dei Giornalisti, “perché né l’uno né l’altro hanno un futuro”, il problema però sussiste e i nostri legislatori non ci aiutano. Mi spiego meglio: possiamo accomunare blogger e giornalisti? Un o una fashion blogger ha lo stesso valore di un direttore di una testata di moda?

Apri un blog – dice Paolo Conti – e riempilo di giornalismo vero. Scrivi bene, rispetta l’etica e non copiare contenuti dei blogger famosi. L’essenza del giornalismo è questa. E vale comunque: sia che tu sia un blogger o un redattore del Corriere della Sera“.

I blogger hanno un’etica professionale come i giornalisti?

Uno dei possibili approcci a questo tema riguarda l’etica. In Italia, Paese di leggi e regolamenti, giornalisti sono tutelati da un ordine professionale e devono, o dovrebbero, attenersi a un codice etico. Si chiama Carta dei Doveri del Giornalista ed è stato redatto nel 1993 a seguito di un dibattito fra l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa. Mille e ottocento parole che dicono sostanzialmente cinque cose: un giornalista deve sempre verificare le fonti delle notizie che pubblica, rispettare la dignità delle persone, evitare di diffamarle arbitrariamente e senza prove concrete, rifiutare regali più o meno palesi di usare a proprio favore le informazioni di cui dispone. Nel caso commetta un errore, inoltre, un giornalista è tenuto a garantire il diritto di replica, cioè a consentire alla parte lesa di dire la sua nello stesso ambito su cui l’articolo è stato pubblicato.

Per i blogger non esiste niente del genere. Niente regole, niente codice etico. E nemmeno niente obblighi, fatta eccezione per quelli previsti dalla Legge. La diffamazione, per esempio, è un reato e si applica a chiunque, blogger e giornalisti compresi.

La comunità dei giornalisti italiani, tradizionalmente elitaria e affezionata ai propri privilegi, non ha dei blogger un’opinione particolarmente positiva. Gran parte di essa tende ancora oggi a considerarli come individui qualunque che esprimono la propria opinione usando Internet come megafono e il SEO come trucco per emergere. È una posizione non soltanto retrograda, ma anche piena di falle pericolose. Non per i blogger, ma per il futuro stesso del giornalismo. Infatti, mentre gran parte dei 110 mila giornalisti italiani “con la G maiuscola” lottano per mantenere i propri privilegi, i blogger prendono, giorno alla volta, il loro posto.

Essere un giornalista significa fare e produrre giornalismo?

Ed eccoci di fronte a un paradosso. I giornalisti ufficiali faticano a trovare lavoro e hanno sempre meno spazio di manovra. Dovrebbero rispettare un codice etico, ma spesso, troppo spesso, non lo fanno. Anche nei grandi giornali, la verifica delle fonti è diventata virtualmente impossibile per svariati motivi.

Pensa che all’inizio del Secolo scorso più dell’80% delle notizie era prodotto dai giornalisti, mentre oggi la situazione si è ribaltata e sono gli uffici stampa, privati e pubblici, a produrre le notizie che vengono poi usate dai giornalisti. Perfino le agenzie di stampa, che teoricamente dovrebbero essere le fonti più neutrali, risentono spesso della pressione di governi e grandi aziende. I giornalisti italiani non possono farsi pagare viaggi dalle aziende ed effettivamente, da qualche anno a questa parte, non lo fanno più: hanno aggirato il problema mandando i freelance al loro posto.

E intanto i blogger, privi di vincoli legali e spesso lontani dai riflettori, si sostituiscono ai giornalisti in quello che è il loro vero lavoro: imparare cose da chi le sa, verificarle e trasmetterle al maggior numero di persone possibile. Come fanno? Hanno scelto di imparare due lingue invece di una: quella del giornalismo e quella di Internet. Usano WordPress, imparano a usare le parole chiave. Attenzione: non parlo di tutti i blogger, ma di quelli che hanno preso sul serio questa attività.

Detto questo, la domanda rimane: un blog è un giornalista oppure no?

I blogger sono giornalisti?

In Italia, ufficialmente, non lo è. La Cassazione ha sancito nel 2012 che i blog non sono soggetti alla legge sull’editoria e non possono essere considerati nemmeno stampa clandestina. Non solo. Avendo pubblicato la stessa notizia, nel 2014 un giornalista professionista e un blogger hanno ottenuto trattamenti opposti. Il giornalista è stato assolto, mentre il blogger è stato condannato per diffamazione e rischiava il carcere.

Nel 2007, durante il governo Prodi, è stato proposto un disegno di legge che avrebbe equiparato i blog alle testate giornalistiche. Un bene, almeno in teoria. Solo che in Italia, dove tutto sembra diventare più complicato di come potrebbe essere, gli stessi blogger si sono ribellati perché il disegno di legge prevedeva che ogni blogger venisse registrato presso il tribunale di appartenenza e avesse un direttore responsabile, che secondo la legge italiana deve essere un giornalista professionista. Una contraddizione logica che ha infatti affondato quello che è stato definito il decreto ammazzablog.

Veniamo al dunque: chi sono i blogger?

Al di là dei cavilli legislativi, della tutela dei privilegi acquisiti e purtroppo anche della crisi del concetto di relazione, i blogger sono giornalisti a tutti gli effetti. Svolgono lo stesso ruolo nella società, producono in molti casi informazione di qualità maggiore rispetto a quella prodotta dai giornali tradizionali, realizzano inchieste di grande spessore, esprimono opinioni autorevoli.

Inoltre, hanno un vantaggio abissale rispetto ai giornali tradizionali: costano infinitamente di meno e quindi sono meno vincolati dagli investitori pubblicitari, il che li rende paradossalmente più indipendenti dei grandi giornali come il New York Times, il Guardian, il Corriere della Sera e le testate più accreditate del mondo.

Difficilmente nell’agenda di Paolo Gentiloni ci sarà spazio per la formulazione di una nuova legge sull’editoria (l’ultima è entrata in vigore durante il Governo Renzi lo scorso 15 novembre 2016) ma spero che ci possano essere dei provvedimenti legislativi che tutelino i blogger.

Ah, dimenticavo la risposta per Greta: va bene qualsiasi corso di laurea, nel frattempo, però, se volete essere dei giornalisti (e dunque provvisti di tesserino), cercate una testata registrata al tribunale e iniziate a scrivere (tempo 2 anni).

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